Narce

Mazzano Romano e la Valle del Treja

Nel territorio di Mazzano Romano, Calcata e Faleria, entro i confini del Parco Regionale Valle del Treja, nell’ultimo decennio del Diciannovesimo secolo, furono scoperti i resti della città antica di Narce.
Nel paesaggio meraviglioso della forra solcata dal Treja, abitati già dalla media età del Bronzo (1400 a.C. circa) i tre colli di Narce, Monte Li Santi e Pizzo Piede furono abbandonati all’inizio del primo millennio a.C. È probabile infatti che la nascita delle città etrusche, attorno al 1000 a.C. e soprattutto delle vicina Veio (25 km più a sud), abbia comportato il trasferimento dei piccoli villaggi distribuiti lungo il corso del Treja presso il grande pianoro tufaceo a soli 17 km da Roma.
Scende come un silenzio per circa un secolo su tutto il territorio falisco.
È solo dall’inizio dell’VIII secolo a.C. che, in questa terra di mezzo tra Etruria, Lazio e Sabina, un insieme di genti di diversa origine italica assieme ad Etruschi provenienti da Veio si stabilì nei punti focali della valle del Treja e dei suoi affluenti, occupando i siti che diverranno le celebri città dell’Agro Falisco: Falerii (Civita Castellana), Narce (Mazzano Romano-Calcata) e, “alle porte d’Etruria”, come scriveva Livio, Nepet (Nepi).
È proprio in questo orizzonte cronologico che viene fondata Narce, identificata da Giovanni Colonna come l’antica Fescennium, citata dalle fonti latine. Recentemente è stato proposto per Narce il nome etrusco-italico di Tevnalthia, sulla base di una delle iscrizioni rinvenute nella necropoli di Pizzo Piede (VII secolo a.C.).
Non dobbiamo infatti immaginare una separazione netta tra Etruschi e Falisci, ma piuttosto si può considerare Narce come una frontiera aperta, un punto fondamentale di contatto tra mondi culturali allo stesso tempo simili e diversi. I confini antichi infatti vanno considerati soprattutto come dei luoghi di incontro più che di divisione.
La cultura falisca si espresse fin da subito soprattutto nei corredi delle tombe più antiche di Narce che mostrano infatti caratteri misti e peculiari, diversi dalle contemporanee tombe etrusche. Così l’aristocrazia locale scrisse prevalentemente in etrusco riconoscendo forse il primato culturale dei vicini Etruschi ed in particolare di Veio.
Alle tombe a cremazione si affiancano dalla metà del secolo anche le sepolture ad inumazione entro sarcofago di tufo. Le tipiche custodie litiche e i sarcofagi di Narce sono eccezionali sia dal punto di vista numerico che per la realizzazione. La forma dei coperchi riflette infatti la contemporanea evoluzione delle strutture abitative dalle capanne alle case.
Il consolidarsi delle ricche aristocrazie locali, alla fine dell’VIII secolo a.C., fa di Narce uno dei siti dell’Italia antica ad aver restituito tombe tra le più eccezionali. Eccezionalità legata soprattutto alle sepolture femminili.

Il processo di urbanizzazione sembra definitivamente concluso attorno al 700 a.C. quando attorno ai tre insediamenti maggiori (cui si devono sommare anche le rupi di Calcata e di Santa Maria a nord il colle a quota 210 a sud) si distribuiscono ventidue immense necropoli, sui ripidi pendii tufacei oltre il Treja e il Fosso della Mola di Magliano.
Le tombe a fossa si fanno sempre più articolate, divenendo prima tombe a loculo sepolcrale e poi piccole tombe a camera. Proprio le tombe a camera nel corso del VII secolo presentano ricchi corredi dove non mancano importazioni dal mondo greco.
Nel corso del VI secolo a.C. la città si dota di possenti mura che cingono i diversi insediamenti e di un immenso viadotto che collegava l’altura di Narce con quella di Monte Li Santi, purtroppo distrutto nel 1962 per il passaggio della via provinciale Mazzano Romano-Calcata.
Agli inizi del V secolo, nel fondovalle presso le anse del Treja (le cosiddette “rote”), è fondato un santuario fortemente legato alle acque e ai culti della fecondità, dedicato probabilmente a Minerva-Maia e a Fortuna (anche se non mancano attestazioni dei culti di Demeter/Kore e Selvans). Un altro santuario dovette essere costruito negli stessi anni sulla sommità di Pizzo Piede, profondamente connesso con il grande santuario veiente di Portonaccio.
Nel corso del secolo si diffonde l’uso di nuove forme sepolcrali come le camere con sepolture entro loculi parietali e quelle a facciata rupestre (nella necropoli del Cavone di Monte Li Santi), mentre la presenza di una serie di sepolcri nell’abitato dimostra l’inizio del declino del centro urbano. Narce dovette risentire della caduta di Veio nel 396 a.C. anche se evidenze dall’abitato come dalle necropoli testimoniano la vita della città almeno fino agli inizi del III secolo a.C. È proprio in questo momento che nel santuario delle Rote si assiste ad una serie di rituali di chiusura e obliterazione. M. A. De Lucia Brolli ha richiamato il trionfo sui Falisci del 293 a.C. ad opera del console M. Spurio Carvilio. Il santuario delle Rote sopravvisse alla conquista romana fino agli inizi del I secolo a.C. La città fu abbandonata ed il territorio venne probabilmente diviso nei terreni in possesso delle diverse domus, che si concentrano fin da subito nel territorio tra Narce e la nuova via Cassia.

A picco sulla valle del Treja, l’antico abitato di Mazzano Romano, a sud della città antica di Narce, conserva ancora il suo caratteristico impianto urbanistico medievale, cresciuto a partire dal VII secolo d.C. Mazzano manifesta una probabile etimologia da Matianum (nome di una gens romana) retaggio forse di un insediamento repubblicano, decaduto periodo del crollo dell’impero, di conseguenza al mutarsi del controllo sull’antica Cassia. Il 14 gennaio del 945 d.C. il princeps romano Alberico, padre di papa Giovanni XII, donò il castello di Mazzano, “con tutti i territori annessi e tutti i coloni che vi lavoravano” a Benedetto, abate del convento romano dei Santi Andrea e Gregorio al Celio. Dei monaci del Celio, Mazzano fu feudo sino al 1526, quando, dopo anni di conflitti violenti fra le famiglie nobiliari dell’epoca, il paese venne acquistato dalla famiglia degli Anguillara.
Ma rimase degli Anguillara per poco più di cinquant’anni. Anni che però furono fondamentali per la ristrutturazione del borgo. L’antica chiesa di San Nicola, nell’angolo sud del paese, costruita sopra una fortezza medievale preesistente, attribuita al Vignola o ad un suo allievo, risale al 1563. La chiesa venne demolita nel 1940 poiché una parte essenziale della navata era pericolante. Oggi, della struttura cinquecentesca, è visibile in Piazza Antisà solamente una parte del coro originale.
Nel 1599 Flaminio Anguillara vendette Mazzano al Cardinale Lelio Biscia. E tra quattro matrimoni e un funerale nel 1658 il feudo passò, per eredità, alla nobile famiglia dei Del Drago che lo amministrò fino alla riforma fondiaria dell’Ente Maremma. L’aggettivo Romano è stato aggiunto al nome di Mazzano dopo l’Unità d’Italia nel 1872.

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